- psst!
- … che c’è?
- hai sentito?
- no, cosa?
- se ne è andato!
- oddio, davvero?
- ma sì. non ci si crede…
- ODDIO! e me lo dici così?
- come te lo devo dire?
- ma come!
- beh, è passata una settimana ormai.
- una settimana? e me non lo ha detto nessuno!
- ce ne siamo fatti una ragione.
- siete delle merde.
- per quanto, ancora ci pensiamo.
- e ti credo. era un amico. una grande persona. mi mancherà. mi manca già. avrebbe già dovuto mancarmi, a dire il vero. ma non è colpa mia, l’ho saputo solo ora!
- cristo, ma non hai letto sui social network.
- era un po’ che non lo vedevo in linea in effetti.
- e ti credo: ci ha lasciato.
- cristo, non ci avevo nemmeno fatto caso. siamo in troppi. devo sfoltire, sennò non mi rendo conto di chi viene e di chi va.
- lui va.
- già.

[...]

- ma come è successo? voglio dire, è sparito di botto o ha lasciato la letterina?
- ha lasciato la letterina. le letterine.
- …. ma sai cosa? preferisco quelli che se ne vanno col botto
- io no
- ma sì. se decidi è perché hai deciso. tanto vale cogliere tutti di sorpresa.
- ma no. se decidi è perché hai deciso. se hai deciso devi dire perché.
- non mi frega del perché. che perché vuoi che sia, poi
- in effetti
- ha fatto piazza pulita o c’è ancora quel letto come lo ha lasciato lui?
- bruciato tutto.
- che palle.
- se ha deciso ha deciso, nessun rimpianto
- ma chi, lui???
- hi hi hi!

[...]

- i suoi calembour, la sua ironia, il suo essere. tutto, tutto mi manca, ora che lo so.
- e prima no?
- pensavo fosse in vacanza. pensavo fosse a divertirsi. l’ho anche odiato un po’.
- magari ci va adesso, in vacanza, adesso che può
- allora lo odierò
- già
- e noi siam qua
- e lui non si sa
- bastardo.

[...]

- e ora?
- toccherà telefonargli.
- perché?
- beh, per dimostrare che ci frega.
- solo se siamo veri amici
- io lo sono
- secondo me non vuole
- per chiedergli perché. oh, a me dispiace
- solito sentimentale
- io provo a scrivergli
- vai
- e se risponde, gli dico che mi dispiace
- ah, beh

[...]

- … tra l’altro, io non ho nemmeno il suo numero
- mandagli un messaggio su feiss… oh.
- una mail vorrai dire
- ma lascia stare. se vuole, ci cercherà lui
- speriamo si faccia vivo
- non credo: se ha chiuso ha chiuso
- ha chiuso con la rete, mica con noi
- e la rete chi è, secondo te?
- …
- vorrà essere lasciato in pace
- non ci vuole
- oppure… fa il prezioso
- dici???
- hai voglia. non aspetta altro.
- io provo a scrivergli.
- vai
- e se risponde…
- ci incazziamo!

[in loving memory of]

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Guardo una foto del 2003. Una foto che non ritrae me.
E mi chiedo dove fossi, nel 2003.
L’altro giorno in metropolitana ho visto un signore. Pochi capelli, cappotto sdrucito, scarpe leggere nonostante la temperatura. A chi non sapeva, poteva sembrare una persona qualunque. Reggeva un sacchetto di plastica con dentro poche cose, e una cartelletta nera.
Ho riconosciuto subito il suo viso. Era uguale al viso dietro la scrivania di quell’ufficio al secondo piano. Dipartimento di Elettronica. Era l’anno 2003.  Parlavamo, io e lui, della tesi di laurea. Non che me ne fregasse molto, ma lo dovevo fare.
Per me non era una persona qualunque. Ho abbassato lo sguardo per non incontrare il suo. Credo mi abbia riconosciuta.
Mi è appena arrivato un messaggio. Mi ha dato un pelo fastidio.
Per qualche motivo, che posso anche immaginare, chi lo ha scritto vorrebbe che tutto fosse uguale al 2003. Che tutti fossimo uguali. E domani c’è questo appuntamento. Non che me ne freghi molto, ma lo devo fare. Forse glielo dirò, con finto dispiacere, che nessuno è più uguale. Che si decidesse a lasciarmi stare. Che magari un giorno chissà.
Un mese fa un amico mi ha detto una cosa, e io ci sono rimasta male. Ci ho pensato su, a quello che ha detto. E non sono ancora sicura che abbia ragione lui. Io lo penso ancora, che nessuno è più uguale, e che forse è giusto lasciarsi un po’ perdere. E pazienza se non ci si rivede più.  A volte è solo giusto, a volte invece ci salva.

Il professore di Elettronica Analogica raccoglie il sacchetto di plastica che per qualche istante ha appoggiato sul pavimento sporco della metropolitana. Ha uno sguardo vivo, ancora, come anni fa. Si volta verso le porte.
Le porte si aprono. Esce.

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Lavorare per un costante miglioramento fisico.
Dormire di meno.
Non avere più scuse.
Non rispondere più “non lo so”, qualunque sia la domanda.
Imparare a cucinare il minimo sindacale per poter invitare qualcuno a cena.
Fare quelle cose da grandi come tenere la contabilità, conservare le ritenute d’acconto, programmare le autoletture del gas e della luce e la revisione della caldaia.
Controllare l’olio.
Qualunque sia il proposito, cominciarlo prima.
Farsi venire una buona idea.
Beneficiare della solitudine.
Riaprire determinate porte, tanto per fare un po’ di corrente.
Non dimenticare.
Ricordarsi tra un anno dell’anno appena trascorso, e tirare un sospiro di sollievo.
Non credere all’esistenza di diverse “fasi” della vita.
Tuttavia, tenersi forte di fronte all’inevitabile sensazione di entrare in una nuova fase della vita. Riaversi dallo spavento e, se serve, ricercare nuove e diverse fasi “di transizione”.
Ma senza prendere altri impegni.
Fare pace.
E pensare che se certe cose non le hai fatte, è perché non le volevi fare.
Saper riconoscere d’altro canto le proprie battaglie. Affibbiarsi un paio di stellette al merito.
Non esigere, e non dipendere.

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In corsivo i propositi datati 2 gennaio 2009. Accanto la verifica.

Chiudermi in casa, ma non prima di aver cambiato casa. Il che diventa: cambiare casa e poi chiudermici dentro. Fatto, ma non mi ci sono chiusa dentro. Solo certi venerdì.
Ascoltare più musica classica. Farsi il culo e studiare musica. In progress.
Bere di più, ma senza stare male. Come ogni sport, è questione di allenamento. Ho bevuto meno ma meglio. Guadagnato in tonicità.
In fondo, non vergognarsi di nulla. Ma se è d’uopo, far credere il contrario.
Vergognarsi non si è mai rivelato necessario. Da qui, nessuna vergogna.
Dato che pensare a stare bene non serve, allora pensare a stare male (ci si accogerà del fatto che tutto sommato si sta meglio di quanto avessimo mai potuto pensare). Ho pensato a stare bene, non è stato così difficile. Sono stata bene.
Non cambiare lavoro. Non cambiare città. Non cambiare amicizie. Fatto, fatto, e fatto.
Procurarsi una claque, che qualcunque stronzata si faccia sia sempre pronta ad applaudire. La mia claque sono stata io.
Non fare più sesso, a meno che non si tratti di una cazzata fatta tanto per fare. Quindi, elaborare simpatiche teorie di fenomenologia sociale di cui bullarsi con gli amici. E se un briciolo di tristezza fa capolino, confidarsi con un amico solo. Indi riderne, ridere delle proprie debolezze, e buttarla in vacca. Andare a dormire sereni, e un pizzico imbarazzati. Non fatto di non farlo più, non fatte troppe cazzate. Nessuna simpatica teoria, non mi vengono bene. Sì ho dormito serena, grazie.
Essere bravi a far incazzare le persone. Non ne ho avuto motivo.
Lavorare con diligenza. Oh sì (come vedete sono stata ben attenta a non scrivere “ottenere un aumento”).
Pensare che siamo tutti nella stessa barca.
Non lo siamo, ma davvero non importa.
Di nuovo, non fare più sesso, a meno che non si sia sicuri che non ne nasca niente. E se ne nasce qualcosa di buono, concludere che non è il caso di andare avanti. E se non ne nasce nulla, sperare sempre che ne nasca qualcosa di buono, così, tanto per riempire con qualche pensiero romantico le serate in cui non si sa che fare. La lotta contro i mulini a vento mi affascina sempre. Ma non ho avuto tempo di fare pensieri romantici.
Non piangere più (questo non è un buon proposito, è che davvero non piango più). Beh, questo non aveva proprio senso.
Accettare nuove richieste di amicizia (reale). Rifiutare nuove richieste di amicizia (virtuale). Sì, sì.
Dire sempre di sì, e prendere tempo. Quindi capire cosa si vuole davvero. Se sì significa sì, proseguire allo schema successivo. Se sì significa no, battere in ritirata. Fatto. E alla fine non mi sono mai tirata indietro.
Non sentirsi mai obbligati a dare spiegazioni, neanche a se stessi.  Fatto.
Avere più attenzione verso le persone che sinora si è deciso per qualche ragione di snobbare, scegliendole a caso. Questo non è un buon proposito, è semplicemente una roulette russa. Quindi contare quante di loro aveva un senso snobbare, e quante no. Constatare la schiacciante vittoria del primo punteggio sul secondo. Eliminato molti preconcetti. Scoperto cose interessanti. Non ci sono vinti, né perdenti.
Farla pagare a qualcuno. Me ne sono dimenticata.
Essere ingiusti con gli altri ma soprattutto con se stessi. Eh no, cara mia.
Farsi conoscere nell’intimo da poche e selezionate persone. Come sempre, del resto.
Rivolgere incondizionata ammirazione verso pochissime persone, dalle due alle quattro. Se sono di più, capire di avere un problema e risolverlo. Rivisto completamente i criteri per l’ammirazione. Alla ricerca di nuovi modelli.
Non mettersi a dieta. Non comprare completini sexy. Non tagliarsi i capelli.
Dieta sì, completini uno, capelli a posto. Non farsi altri piercing né tatuaggi. Non seguire la moda. Depilarsi con coscienza. Fatto tutto.

Quando meno gli altri se lo aspettano, essere sorprendentemente sfacciati e generosi. Sfacciati non mi è riuscito. Generosa sì.

Provare un po’ tutti i pretendenti che dovessero affacciarsi all’uscio senza praticare selezioni. Non dire mai quello che si pensa. Chiudere tutte le storie senza offrire motivazioni, ma affrontando la cosa nel modo più veloce e naturale, ovvero scappando. Se proprio non si riesce a scappare, restare diffidenti a lungo. Sono rimasta diffidente verso persone del passato. Incondizionata fiducia nei confronti di chi conosco appena.
Covare del confortante rancore. Confortante.
Perdere tutto finché non si ha più niente. Se rimane ancora qualcosa di quel niente, perdere anche quello. Se rimane ancora qualcosina di quel qualcosa, perdere anche quello. Lasciar passare un mese, e rendersi conto che in realtà si è ancora pieni di cose. Lavorare su quelle.  Still working.
Essere pavidi, essere vili. Non ne ho avuto l’occasione.
Considerare la paura come inevitabile compagna di viaggio. Farci amicizia, offrirle un caffè. Chiederle consiglio. Quindi seguire il consiglio. Fatto. Ma non ho seguito il consiglio.
Non sperare mai in nessun premio. Fatto.
Non fare l’agnello in mezzo ai lupi.
Fatto.

Se credessi nei buoni propositi direi: dimenticare molte cose. Ma è impossibile dimenticare da un giorno all’altro, e così dirò: non pensarci. Il segreto è: andare a dormire quando si è troppo stanchi per rimuginare. Consiglio valido per chi non soffre di insonnia. Spesso capita però che certe cose scappino fuori ugualmente, nei sogni. Il segreto è: alzarsi abbastanza tardi da non aver tempo di rimuginare. Consiglio valido per chi deve correre in ufficio.

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2010 due mila e dieci

due mila e dieci
e dieci e mila
e due
e mila e dieci
e dieci
e due e mila
e dieci
e mila e due
e due
e mille e più mila - di dieci
e dieci e più dieci - di mila

e dici e ridici
- e non dici poi male -
ma dici e poi ciccia
dici dici e poi non cicci
se dieci ne dici alla fine pasticci
tanto vale dir nulla
e uscir cogli amici

mila mila bella la pila
mila mila ne voglio di più
dieci su dodici lavoro in Perù
la pila non so ma la ciccia ce l’ho

quand’era la lira
col buon dieci mila
cinemino d’essay
e tra quei due ciccini
ci scappavan bacini
mo che c’è l’euro
col mitico deca
ci paghi un negroni
e vai fuori dai maroni

dell’anno che viene
son dodici i mesi
del lustro presente
i giorni duemila
da prendere al volo
per dire “son figo”
scappassero almeno
come i pesci dal retino
come dal cucchiaio il budino
invece stan lì a dirti “ciao ciao”
ci passi, li sfiori
manco il tempo che dici
me li son fatti amici
manco il tempo che dici
ho contato fino a dieci.

Scritto da: La Tengi in Senza categoria

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nell’universo della mia pazzia
ho una nuova teoria
che se una volta al mese mi sento triste
è un fatto femminile
non questione di testa
allora penso che esattamente al venti del mese
passerà
e già mi sento già meglio

nel rovescio della mia vita ora c’è
una nuova debolezza
chiamare amore un amore qualunque a cui di me non gliene frega niente
e non mi scoppia il cuore non mi gira la testa
solo penso che
al venti del prossimo mese anche lui passerà

la gente vola
pensa che è toccato a una donna di settant’anni
dirmi che l’amore vola
e che di questi tempi non atterra qui
perciò chiama amore un amore qualunque di cui non ti interessa niente
fatti cercare quanto vuoi essere cercata
e al venti del mese vola

ora che tutto mi basta
mi lascio stupire da chi si stupisce di come sono io
mi lascio portare
ti penso una volta al mese
è solo un fatto femminile
per questo il venti del mese passerà
finché posso andare dove mi pare
e pensare che nonostante te
il mio amore vola

Grazie a Guia per una canzone che non conoscevo

Scritto da: La Tengi in Senza categoria

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sabato è il gran giorno
saremo finalmente insieme in quel posto lontano e pittoresco
un po’ soffocante
un po’ freddo
circondato da montagne alte
il mio seno imperioso
vestito di maglina comprata per l’occasione
ti farà sospirare
e non mi dire che anche tu
che sei timido anche tu, come tutti gli uomini della rete
come tutti gli uomini in generale
non mi dire che anche tu, che stavolta non ci proverai
se ci provi lo vedrai
e sarà un di’ di festa
le montagne applaudiranno
gli amici fischietteranno
i flash scatteranno
gli uccellini sbatteranno le alucce
ma non per rendere omaggio a noi, bensì per riscaldarsi
eppure a noi sembrerà tutto vero
la natura in festa
la gente allegra
la lancia in resta
un bicchiere di vino
due chiacchiere tra amici
quattro panini
pomiciatina
blogger dimmi che ci sarai
sarò quella con lo sguardo attento
a cogliere le opportunità della rete
blogger dimmi che non scherzi
che le mie speranze non sono malriposte
che non farò un viaggio per nulla
con quel che mi costa
e tu blogger non fingere di non sapere che cosa ci vengo a fare
alla Blogfest
se abito lontano, se di rete non m’intendo, se alle conferenze m’addormento
non fingere di non sapere
qual è il mio intento
lo sai che dicono che pioverà
sai che novità
però io sto bene coi capelli umidi
un po’ selvaggia
con l’abbigliamento studiato
la pioggia non ci sorprenderà
blogger io te lo dico
sabato è il gran giorno
e io sono satura di attesa
e quando il giorno verrà
non più blogger bensì donna sarò
ma solo di notte
ma solo se piove
come aria che satura di vapore si trasforma infine in acqua
ma solo a determinate temperature
allo stesso modo io solo con te
che sei blogger
e solo se piove
che siamo a Riva
io condenso
raddenso
sbrino, finalmente
come in metereologia
arrivo al punto di rugiada
di notte

sabato è il gran giorno
è da un anno che aspetto
blogger cercami tra la folla di blogger
e riconoscimi una buona volta
sono quella col pass pieno di brina
prendimi per mano
e di notte portami con te a sentire il punto di rugiada

Scritto da: La Tengi in DiverTengi

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Ci sono posti dove vai che non li vedi nemmeno.

Schiacci il pedale del freno, lo sguardo fisso sul monitor microscopico del navigatore che ti mostra una bandierina: “Arrivo”. Ti fermi, alzi la testa, e di fronte a te c’è il mare. Il navigatore visualizza una macchia grigia, ma nella realtà è verde, spumosa. Non ho il costume, l’ho dimenticato. Ho fatto la valigia col pensiero di andare in nessun posto in particolare. Non ci pensavo nemmeno, al mare.

Ci sono posti dove vai che non li vedi nemmeno, finché non arrivi.

Ci sono posti dove vai che non sai nemmeno dove stiano. Ma il navigatore ti aiuta ad andare, e questa mi pare già un’ottima cosa. Ti dice che di sicuro arriverai, tutto il resto però ce lo devi mettere tu. Ne sarò capace? Ci sono posti dove vai che un anno fa non ci avresti nemmeno pensato. E ora invece prendi e vai. “Se vuoi ti spiego la strada… ” “Non ti preoccupare”.

Ci sono posti dove vai quando il peggio è passato, ed è per quello che non ti importa se troverai un posto dove dormire. Non ti importa più, perché il peggio è passato, e non potrà essere peggio di un anno fa. ”Non è più compito tuo, ora, lascia perdere.” Ci sono cose di cui non ti importera più. Ci sono posti dove vai che chissenefrega cosa trovi al tuo arrivo. Quando sei pronto, vai.

Sono quei posti che se te l’avessero detto un anno fa non saresti partito, mai.

In questi posti dove vai ci sono cose che nemmeno pensavi di poter fare, eppure le fai. Un viaggio di notte, un bar all’una, i e i no, una passeggiata la domenica mattina che te lo giuro su Dio erano secoli, la ripartenza, una sosta e una casa nuova, un altro letto, non il tuo, non ancora.

Ci sono posti dove vai che non sono un posto solo, ma più posti. ”Solo i viaggi improvvisati seguono programmi perfetti. Tre tappe in due giorni. Mi fermo solo per un caffè, ma ci tenevo a vederti.” “Mi sei mancata, mi hai aiutato tu a scegliere la casa, è anche tua.” “Vieni a trovarmi tu, la prossima volta: io sono più pigra di te, eppure lo vedi, ora sono qui.”

Ci possono essere più posti distanti tra loro. Oppure lo stesso posto distante da se stesso, a un anno di distanza. Oppure sempre tu, distante anni luce. Di tutti i posti che hai visto, questi sono i più diversi. Sono quei posti che se te l’avessero detto prima non ci saresti andato mai.

Ci sono luoghi di te che non li vedi nemmeno, finché non prendi la macchina e ci vai.

Scritto da: La Tengi in DiverTengi

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Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare.

Ci tengo a precisare che non sto parlando del mare di Riccione. Questa nota è fondamentale perché consente a voi di immaginare la situazione che sto descrivendo. Io e il mio amico siamo a mollo a trenta metri dalla riva. Se fossimo a Riccione, questo significherebbe che ci troviamo seduti in quaranta centimentri d’acqua, oppure sdraiati con la pancia che gratta sulla sabbia. Ma dato che non siamo a Riccione non tocchiamo il fondo con i piedi (il cielo con un dito magari sì, ma il fondo con i piedi no), pur trovandoci a soli trenta metri dalla riva . E poi il fondale del mare si vede. Immagino che sia sempre per il fatto che non siamo a mollo nel mare di Riccione, bensì in un altro mare.

Andiamo avanti. Siamo in mezzo al mare, al largo (il concetto di “al largo” è applicabile ovunque tranne che a Riccione, dove nemmeno col pattino si riesce a spingersi al largo. Tocchi sempre, tocchi. Tocchi sempre).

Andiamo avanti.

Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare. Il mare è un po’ mosso. Ci sono le onde. Non i cavalloni, ma le onde. Anche qui, bisogna capire bene, perché anche a Riccione - ad esempio - ci sono” le onde”, però non mi vorrete dire che quelle di Riccione le chiamate onde così, a cuor leggero, senza sentire che state sbagliando definizione . Una volta ero sulla spiaggia di Riccione e parlavo con un amico dei cavalloni del mare ligure, e di come non vedessi l’ora di farci il bagno in mezzo: “Certe onde, sapessi”. E lui alzò una mano, puntò il dito verso il “mare” di Riccione, che in quell’istante era solcato da alcune “onde”, e mi chiese: “Come quelle?’”.

Non ricordo cosa gli risposi.

Lui incalzò: “Più alte di quelle, addirittura?!?”.

Andiamo avanti.

Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare. Il mare è un po’ mosso. Ciascuno di noi è preso a controllare il proprio galleggiamento.
Cerchiamo di capirci: se siete persone che vanno in vacanza a Riccione non ha senso che leggiate le prossime righe, perché non avrete mai necessità di inserire la parola “galleggiamento” nei vostri discorsi. Immagino lo sappiate: a Riccione non si galleggia. Negli altri mari sì, nei mari dove non si tocca sì, bisogna galleggiare. Perchè sennò andate sotto e morite.

Io e il mio amico siamo galleggiatori provetti. A dire il vero, siamo nuotatori provetti. Di conseguenza, siamo galleggiatori provetti. Questo perché prima di imparare a nuotare bene di solito si impara a galleggiare bene. Dico “di solito” perché ho visto certe persone (nel mare di Riccione) che nuotavano senza galleggiare, e però non morivano - come sarebbe stato logico - grazie alla sabbia compatta del fondale del mare di Riccione che  li sosteneva.

Ma andiamo avanti. Io e il mio amico galleggiamo bene e con poco sforzo. Chi non sa nuotare è impossibile che sappia galleggiare, ma noi sappiamo nuotare e così. Va detto che ci sono anche quelli che non hanno l’ambizione di saper nuotare, cioè hanno la consapevolezza di non saperlo fare e nemmeno ci provano, epperò non riescono a rinunciare a un bel bagno in mare e così - a meno che non si trovino in vacanza a Riccione - sono costretti a galleggiare.
Di solito quelli che non sanno nuotare fanno quella cosa odiosa che si chiama “il morto”. “Il morto” riesce bene solo a Riccione, sdraiati sul fondo del mare in trenta centimetri d’acqua, e con zero onde.  In qualunque altro mare, “il morto” non è possibile. Negli altri mari ci sono le onde, e se fai il morto, ovvero galleggi a pancia in su come un ignorante che non sa nuotare , prima o poi arriva l’onda e tu bevi (e poi annaspi, ti tiri su, poi torni giù, ti entra l’acqua nel naso che ti pizzica le narici, ti arrabbi, annaspi di nuovo fino alla riva e ripari sotto l’ombrellone col moccio che ti cola).

Se sai nuotare allora puoi galleggiare in alto mare con poche zampate alternate: destro, sinistro, sinistro, destro. Una ogni tanto. Come facevamo io e il mio amico.
Se sai galleggiare puoi scoprire che oltre a galleggiare i tuoi polmoni conservano abbastanza fiato per fare moltissime altre cose: riallacciarti il costume che si è allentato, toglierti e rimetterti l’elastico che ferma la coda, scaccolarti, parlare, pulire gli occhiali da sole (ok, questo si può fare solo se hai avuto l’accortezza di entrare in acqua con un braccio alzato per evitare che la pezzuola si bagnasse, però non è impossibile, si può fare, ma solo se sai galleggiare).

Se invece non sai galleggiare hai troppi problemi persino per renderti conto se piove o se c’è il sole. A meno che tu non ti trovi a Riccione in ginocchio sul fondale, e allora puoi pure fare il sudoku o contare i peli sul petto dei fighi che giocano a beach sul bagnasciuga, però stai attento che in quella posizione in cui ti trovi e con quella faccia concentrata che hai sembra che stai facendo la pipì in mare: forse è meglio che ti allontani un po’ “al largo” e fingi di nuotar galleggiare).

Dai, andiamo avanti. Son passati venti minuti e non ho ancora finito la premessa. La premessa alla narrazione di questo fantastico pomeriggio in cui io e il mio amico abbiamo galleggiato in alto mare tra le onde con così poco sforzo che siamo riusciti a parlare di un sacco di cose, e abbiamo fatto dei bellissimi discorsi pieni di sole e di idee e di speranza e di amicizia.

Peccato che debba chiudere qui, accidenti. Sì lo so ho fatto una premessa di merda e non sono arrivata nemmeno al succo. Magari la prossima volta, se avrete pazienza.
Caspita, devo proprio andare.

Solo un’ultima cosa. Ecco, io volevo dire che per galleggiare in mezzo al mare tra le onde serve solo saper muovere bene le gambe. Non è così facile da imparare, però si può fare. E una volta che diventi capace non ti accontenti più di stare nel mare di Riccione a fare il morto. Capirai che il morto non fa per te, perché il morto è per chi non sa fare e allora si finge morto. E poi se sai galleggiare lo puoi fare in compagnia, e te ne puoi stare al largo quanto ti pare, nell’acqua fresca, e ti puoi portare anche gli amici e ci puoi parlare di cose serie o anche solo di sesso, vedi tu.

E dunque se non sai nuotare e di solito passi le vacanze a Riccione sappi che stai facendo un sacco di fatica per niente. Però, se hai almeno un amico, tanto vale che impari a nuotare, prendi la macchina e ce lo carichi su, e andate a galleggiare e a parlare di voi al largo, in mezzo alle onde.

Scritto da: La Tengi in DiverTengi

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dicevo.
riprendere in mano il blog è un po’ come riprendere in mano la tua vita.
no, questo è un paragone esagerato.
infatti è più vero questo: che quando senti l’impulso di riprendere in mano la tua vita allora ecco che ti viene ti riprendere in mano il blog. magari per buttarlo nel cesso, o anche no.
o forse è ancora più vero questo: che nel momento in cui per qualche ragione riprendi in mano il blog non puoi fare a meno di alzare la testa dal monitor e constatare che è quello il momento in cui stai riprendendo in mano la tua vita.

qualunque cosa significhi, volevo tornare all’idea principale che mi ha spinto a scrivere due post uno in fila all’altro dopo un mese di stupendo silenzio.

dicesi: tornare single.
significasi: avere un sacco di tempo libero.
ecco perché riprendi in mano il blog!

Scritto da: La Tengi in Senza categoria

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