Questa è una novella a puntate scritta a quattro mani.
Potete trovare le altre puntate qui.

3. L’abito non fa il monaco

[Lui]

Beh, c’è da morire dal ridere. Come l’ho toccata sulla coscia, giusto con la punta dell’indice come si fa per svegliare qualcuno, la pischella si è tirata su che neanche si fosse trovata una tarantola ci siamo capiti dove. Ehi tesoro, stai serena: voglio solo offrirti un caffè, non ho intenzione di metterti le mani addosso. Magari per darti due sberle, visto che fai la figa scontrosa e incazzata con il mondo, collega incluso. Ma poi non sarei capace, che non so litigare con la gente e se mando a fare in culo qualcuno mi vergogno di me stesso e mi viene pure da chiedergli scusa.
Comunque.
Entriamo nell’autogrill. La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e seven up; ma tu che ne sai, Cristo, di una canzone così, capace che ti piacciono i Negramaro e aspetta, com’è che si chiamano quegli altri morti di sonno, i Tiromancino. Oddio, sí. Mi sa proprio che sei quel tipo, happy hour e Tiromancino. Ah ah ah.
Questo pensiero mi mette di buonumore. Mi passa proprio il nervoso che mi avevi fatto venire; volevi farmi sentire un insopportabile, vecchio, noioso sfigato. Un insignificante portatore di giacca e cravatta. E lo sai? Ci stavi quasi riuscendo. Ma ognuno ha la sua polvere sotto il tappeto, Alice. Happy hour e Tiromancino. Ah ah ah.
Vado in bagno per lavarmi le mani. Mi guardo nello specchio; tutto sommato faccio la mia figura, però mi tocca ammettere che se pensavi quel che credo, una ragione o due ce le avevi. Portatore neanche tanto sano di giacca e cravatta. Vaffanculo, Alice. Vaffanculo tu e i tuoi happy hour e i tuoi Tiromancino. Mi tolgo la giacca. Mi sfilo la cravatta. Slaccio il bottone del collo della camicia. Rimbocco le maniche, come mi ha insegnato anni fa quel commesso gay a Riccione - piega a metà, poi a metà ancora e lascia fuori il polsino. Mi riguardo. Sembro il Baricco dei tempi belli, anche se lui non aveva quel microtatuaggio all’interno dell’avambraccio “Police on my back”, fatto quando avevo la fissa per i Clash.
Torno nella sala, mi dirigo verso il bancone dove la signorina-aperitivo mi sta aspettando. Le sorrido radioso, falso come solo noi del marketing possiamo essere, appoggio i gomiti sul banco, le chiedo cosa vuole e ordino il suo cappuccio e brioche. E una birra media, grazie signora. Sono le otto e un quarto del mattino. Ma lei non sa che ho fatto colazione più di due ore fa, e me lo posso permettere. Mi guarda come se fossi un alieno. Si sta chiedendo se quello che si sta scolando una Heineken è il gemello del fossile che è venuto a prenderla sotto casa, mi sa.
Sono io, Alice. Sono proprio io. E sai cosa? Ce la possiamo prendere comoda, con ’sto viaggio. Adesso voglio provare a capire chi sei tu.

[Lei]

Bello arzillo se ne va verso il bagno, questo tipo strano, e bello arzillo se ne esce.
Si è fatto la toeletta a quanto pare, ha i capelli un po’ bagnati. Io per me mi butterei sotto la doccia. Io per me farei l’autostop per tornare a casa. Io per me eviterei di guardarlo con un pizzico di compassione, come sto facendo ora, mentre lui cammina verso di me. Non sono superiore, no, figuriamoci. Ho solo i cavoli miei, ho solo un po’ di cose da sistemare, ma sono sicura di riuscire, solo che mi serve tempo, e questo week end buttato nel cesso coi colleghi non aiuta, ho solo bisogno di riposarmi un po’, ho solo… tanto sonno.
Fisso il cartello con l’elenco della caffetteria, e quando alzo lo sguardo me lo trovo di fianco, sorridente, piacione, che mi chiede cosa voglio. Ora, io non so che caspita gli passi per la testa a questo qui, nel momento in cui ordina una birra per sé e un cappuccino per me. Io non so cosa pensare. Forse vuole impressionarmi - e in tal caso mai gli darei soddisfazione - , forse non sa che pesci pigliare e si butta sull’alcol, forse è solo un alcolizzato, forse è originario della Baviera. Spero solo che non mi aliti in faccia, perché potrei vomitare. E allora sì che faremmo un bel duo. Alla Beavis and Butthead, per capirci.
Insomma si beve la sua birretta mentre io lo osservo. Ha una scritta sul braccio, questo tizio. Colgo solo la parola “back”. Il resto non riesco a leggerlo. Sarà mica una volgarità? Una frase sul sedere di qualcuno, o su quanto è bello il sedere. No aspetta, che cosa sto dicendo, sedere si dice “bottom”. Ma forse anche “back”. Boh.
La sua birra sembra eterna. O forse è lui che la fa durare più del dovuto. Vorrei essere fuori di qui, vorrei essere già in macchina. Vorrei anzi essere già a destinazione, vorrei separarmi da lui. Non voglio essere costretta a passarci del tempo. Vorrei viaggiare in compagnia di una persona sobria, se possibile. Vorrei che non facesse lo stronzo e non mettesse a repentaglio la mia sicurezza. Fanculo, razza di stordito, se proprio devi, ubriacati a casa tua. Non dico nulla, ma invio un messaggio al mio migliore amico salutandolo per l’ultima volta.
Ci avviamo verso l’uscita. Mi giro e gli chiedo sorridendo se ce la fa a guidare. Mi apre la porta, e sotto gli occhi mi passa di nuovo quella scritta. Non riesco a leggere. Lui sorride e mi fa un buffetto sulla guancia (è ufficiale: questo qui tocca). Mi guarda come si guarda una bambina piccola: “Tranquilla”.

Sono nervosa.

6 Risposte a “Tappe forzate - 3”
  1. Zu scrive:

    (m’avete definitivamente acchiappato: anche dopo la sosta forzata, è bastato riaffacciarsi al feed e non posso resistere alla voglia di sapere come continuerà)

  2. Sir Squonk scrive:

    Stay tuned (è che questa donna mi odia, lo vede come mi tratta?)

  3. stered scrive:

    Complimenti, aspetto con ansia la prossima puntata…

  4. Squonk » Tappe forzate - 3. scrive:

    [...] [Lei] Bello arzillo se ne va verso il bagno, questo tipo strano, e bello arzillo se ne esce. Si

  5. GLF scrive:

    Richard Wright (Pink Floyd) muore il 15 settembre 2008, dopo una breve lotta contro un cancro.

  6. ge scrive:

    passino certi viaggi costretti a due. anche a tre. capita, purtroppo.
    ma l’alitata di birra in piena faccia, quando in bocca hai il gusto del caffè: no. non si regge.
    ge

Liked by
  • 1 January 1970 at 01:33 vanz
    oooh! sì! questo è molto meglio di quello di Squonk!
  • 1 January 1970 at 01:33 Zio Bonino
    I taw i taw a toeletta!
  • 1 January 1970 at 01:33 [Sir Squonk]
    @vanz: vero, gliel'ho detto anch'io
  • 1 January 1970 at 01:33 tengi
    Vanz, è ironico? dimmi di sì. non ho infranto la netiquette, vero? (ti temo un po' di sti tempi)
  • 1 January 1970 at 01:33 [Sir Squonk]
    Suz, ma di che parla?
  • 1 January 1970 at 01:33 tengi
    Enrico è candidato al premio Maschione dell'Anno
  • 1 January 1970 at 01:33 [Sir Squonk]
    lo ha già vinto, mi sa
  • 1 January 1970 at 01:33 [Sir Squonk]
    capisco, andare in pellegrinaggio a Superga ogni anno non deve essere facile
  • 1 January 1970 at 01:33 [Sir Squonk]
    ma se ce lo diceva, le davamo un passaggio io e la co-autrice
  • 1 January 1970 at 01:33 stark
    BELISSIMO LA COSA PIU BELA CHE O MAI LETTO
  • 1 January 1970 at 01:33 pm10
    @tengi , siamosolo a fine settembre, e se poi la internettosfera sfodera un maschione meglio di Suz? ;)
  • 1 January 1970 at 01:33 stark
    - tossisce -
  • 1 January 1970 at 01:33 Ale Roots
    Io vi seguo con passione, però state entrando in un loop che voglio vedere come ne uscite... etilometro alla prossima area di servizio?
  • 1 January 1970 at 01:33 Ale Roots
    e poi la tecnica di come rimboccarsi le maniche dell'amico gay mica l'ho capita: si può avere un disegno esplicativo?
  • 1 January 1970 at 01:33 [Sir Squonk]
    @Ale Roots: io ho ricevuto ripetizioni al riguardo, ma mi creda, è una fregnaccia fighetta
  • 1 January 1970 at 01:33 Ale Roots
    in effetti Baricco non è proprio il primo a cui mi ispiro...
  • 1 January 1970 at 01:33 [Sir Squonk]
    non penserà che mi riferissi a Baricco come precettore, eh
  • 1 January 1970 at 01:33 Ale Roots
    urgh, che pensiero racapricciante, mai sia...

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