Sono arrivata su questo blog cercando “pezzidufficio” su Google. Anzi, prima ho cercato “pezzidufficio”, e poi “pezzi” - staccato - “dufficio”. Niente di strano, se non fosse che questo blog è mio.
Una volta entrata grazie alla password memorizzata, ho trovato due bozze. Una dal titolo “faccio schifo” e l’altra dal titolo “tapinastra”. Robetta divertente, anche se non sembra.
Il fatto è che sono cambiate molte cose e io mica lo so se internet faccia ancora al caso mio. Lo fa ancora, nel senso che come tutti voi bazzico sui socialcosi, mi tengo in contatto con gli amici senza farne una malattia, mi informo senza alcun intento enciclopedico, e se mi gira mi fotografo un dito del piede e lo posto, così, per vedere l’effetto che fa.
Ma il blog. Il blog boh. Il blobboh. Il blobblò. Si metta agli atti che non riesco a parlarne con serietà. Ma lui è lì. Ha una bacheca di comando che fa paura, un sacco di cosine carine come il reply ai commenti (ho replicato a un commento di una settimana fa a un post di sei mesi fa, per dire la potenza dello strumento), un template affamato di aggiornamenti, caratteri dolci che riposano la vista.
Lo guardo e lo contemplo ma non so che farci. Un po’ come il french alle unghie. Mi dona, mi piace trovarmelo davanti, ma dopodiché punto.
Avevo pensato di scrivere qualcosa sui single di ritorno, e devo dire che avevo anche avuto una serie di idee fichissime, tipo trenta solo il primo giorno. Poi venti il secondo giorno, poi dieci, poi basta. Non ne ho scritta nemmeno una. E ora sono qui che non so sentirmi ancora single, perché non mi balla più in testa nessuna idea da single che sia ottima per un post.
Forse sono già fidanzata e non lo so.
Allo stesso modo non mi ballano più in testa stranee idee sulla tristezza mattutina di quando arrivo al lavoro, o idee di fastidio su quello che fanno o non fanno i colleghi, o idee di noia, o di idee di voglia di torta. Forse non sono più triste, forse non sono più insofferente, forse non mi annoio e forse non ho fame.
Ovvero forse sono felice, forse mi diverto, forse sono magra, e non lo so.
Il blog è vuoto.
Però che diamine, qui comando io. Adesso torno a casa, mi ingolfo di plumcake, metto su una musica triste, guardo un po’ di vecchie foto, tiro giù le tapparelle e passo in rassegna tutti gli avatar dei colleghi.
Qualcosa dovrà succedere.


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Son cose che ci si chiede, alle volte.
Avevo un sacco di belle idee per i miei post, poi mi sono svegliata un giorno e due mie alunne mi han detto: abbiamo trovato il suo blog, è contenta? Così ho chiuso il blog, poi riaperto, poi privatizzato (eh, come faccio a invitarti? tieni conto che ho formattato il Pc e per l’ennesima volta NON ho salvato gl iindirizzi mail), poi chiuso di nuovo, eccetera.
Ma, nel frattempo, mi sono accorta che non mi mancava come avrei pensato che mi sarebbe mancato se.
Boh.
Sarà l’estate.
siamo raccoglitori di aspettive, ma l’aspettativa ci uccide. Se non impariamo ad esser felici da soli, mai potremo esserlo con altri.