Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare.

Ci tengo a precisare che non sto parlando del mare di Riccione. Questa nota è fondamentale perché consente a voi di immaginare la situazione che sto descrivendo. Io e il mio amico siamo a mollo a trenta metri dalla riva. Se fossimo a Riccione, questo significherebbe che ci troviamo seduti in quaranta centimentri d’acqua, oppure sdraiati con la pancia che gratta sulla sabbia. Ma dato che non siamo a Riccione non tocchiamo il fondo con i piedi (il cielo con un dito magari sì, ma il fondo con i piedi no), pur trovandoci a soli trenta metri dalla riva . E poi il fondale del mare si vede. Immagino che sia sempre per il fatto che non siamo a mollo nel mare di Riccione, bensì in un altro mare.

Andiamo avanti. Siamo in mezzo al mare, al largo (il concetto di “al largo” è applicabile ovunque tranne che a Riccione, dove nemmeno col pattino si riesce a spingersi al largo. Tocchi sempre, tocchi. Tocchi sempre).

Andiamo avanti.

Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare. Il mare è un po’ mosso. Ci sono le onde. Non i cavalloni, ma le onde. Anche qui, bisogna capire bene, perché anche a Riccione - ad esempio - ci sono” le onde”, però non mi vorrete dire che quelle di Riccione le chiamate onde così, a cuor leggero, senza sentire che state sbagliando definizione . Una volta ero sulla spiaggia di Riccione e parlavo con un amico dei cavalloni del mare ligure, e di come non vedessi l’ora di farci il bagno in mezzo: “Certe onde, sapessi”. E lui alzò una mano, puntò il dito verso il “mare” di Riccione, che in quell’istante era solcato da alcune “onde”, e mi chiese: “Come quelle?’”.

Non ricordo cosa gli risposi.

Lui incalzò: “Più alte di quelle, addirittura?!?”.

Andiamo avanti.

Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare. Il mare è un po’ mosso. Ciascuno di noi è preso a controllare il proprio galleggiamento.
Cerchiamo di capirci: se siete persone che vanno in vacanza a Riccione non ha senso che leggiate le prossime righe, perché non avrete mai necessità di inserire la parola “galleggiamento” nei vostri discorsi. Immagino lo sappiate: a Riccione non si galleggia. Negli altri mari sì, nei mari dove non si tocca sì, bisogna galleggiare. Perchè sennò andate sotto e morite.

Io e il mio amico siamo galleggiatori provetti. A dire il vero, siamo nuotatori provetti. Di conseguenza, siamo galleggiatori provetti. Questo perché prima di imparare a nuotare bene di solito si impara a galleggiare bene. Dico “di solito” perché ho visto certe persone (nel mare di Riccione) che nuotavano senza galleggiare, e però non morivano - come sarebbe stato logico - grazie alla sabbia compatta del fondale del mare di Riccione che  li sosteneva.

Ma andiamo avanti. Io e il mio amico galleggiamo bene e con poco sforzo. Chi non sa nuotare è impossibile che sappia galleggiare, ma noi sappiamo nuotare e così. Va detto che ci sono anche quelli che non hanno l’ambizione di saper nuotare, cioè hanno la consapevolezza di non saperlo fare e nemmeno ci provano, epperò non riescono a rinunciare a un bel bagno in mare e così - a meno che non si trovino in vacanza a Riccione - sono costretti a galleggiare.
Di solito quelli che non sanno nuotare fanno quella cosa odiosa che si chiama “il morto”. “Il morto” riesce bene solo a Riccione, sdraiati sul fondo del mare in trenta centimetri d’acqua, e con zero onde.  In qualunque altro mare, “il morto” non è possibile. Negli altri mari ci sono le onde, e se fai il morto, ovvero galleggi a pancia in su come un ignorante che non sa nuotare , prima o poi arriva l’onda e tu bevi (e poi annaspi, ti tiri su, poi torni giù, ti entra l’acqua nel naso che ti pizzica le narici, ti arrabbi, annaspi di nuovo fino alla riva e ripari sotto l’ombrellone col moccio che ti cola).

Se sai nuotare allora puoi galleggiare in alto mare con poche zampate alternate: destro, sinistro, sinistro, destro. Una ogni tanto. Come facevamo io e il mio amico.
Se sai galleggiare puoi scoprire che oltre a galleggiare i tuoi polmoni conservano abbastanza fiato per fare moltissime altre cose: riallacciarti il costume che si è allentato, toglierti e rimetterti l’elastico che ferma la coda, scaccolarti, parlare, pulire gli occhiali da sole (ok, questo si può fare solo se hai avuto l’accortezza di entrare in acqua con un braccio alzato per evitare che la pezzuola si bagnasse, però non è impossibile, si può fare, ma solo se sai galleggiare).

Se invece non sai galleggiare hai troppi problemi persino per renderti conto se piove o se c’è il sole. A meno che tu non ti trovi a Riccione in ginocchio sul fondale, e allora puoi pure fare il sudoku o contare i peli sul petto dei fighi che giocano a beach sul bagnasciuga, però stai attento che in quella posizione in cui ti trovi e con quella faccia concentrata che hai sembra che stai facendo la pipì in mare: forse è meglio che ti allontani un po’ “al largo” e fingi di nuotar galleggiare).

Dai, andiamo avanti. Son passati venti minuti e non ho ancora finito la premessa. La premessa alla narrazione di questo fantastico pomeriggio in cui io e il mio amico abbiamo galleggiato in alto mare tra le onde con così poco sforzo che siamo riusciti a parlare di un sacco di cose, e abbiamo fatto dei bellissimi discorsi pieni di sole e di idee e di speranza e di amicizia.

Peccato che debba chiudere qui, accidenti. Sì lo so ho fatto una premessa di merda e non sono arrivata nemmeno al succo. Magari la prossima volta, se avrete pazienza.
Caspita, devo proprio andare.

Solo un’ultima cosa. Ecco, io volevo dire che per galleggiare in mezzo al mare tra le onde serve solo saper muovere bene le gambe. Non è così facile da imparare, però si può fare. E una volta che diventi capace non ti accontenti più di stare nel mare di Riccione a fare il morto. Capirai che il morto non fa per te, perché il morto è per chi non sa fare e allora si finge morto. E poi se sai galleggiare lo puoi fare in compagnia, e te ne puoi stare al largo quanto ti pare, nell’acqua fresca, e ti puoi portare anche gli amici e ci puoi parlare di cose serie o anche solo di sesso, vedi tu.

E dunque se non sai nuotare e di solito passi le vacanze a Riccione sappi che stai facendo un sacco di fatica per niente. Però, se hai almeno un amico, tanto vale che impari a nuotare, prendi la macchina e ce lo carichi su, e andate a galleggiare e a parlare di voi al largo, in mezzo alle onde.

6 Risposte a “quando a mollo nel mare si fanno i meglio discorsi”
  1. Bloglavoro scrive:

    ok, dimmi dove sei che ti raggiungo in mezzo alle onde!

  2. scogliera a picco sul Morto scrive:

    mi permetto di dissentire. Se fai il morto, potrebbe non essere perchè non sai nuotare ma perchè sei pigro. E perchè vuoi star faccia al sole. Come se stessi supino su un materassino ma il materassino non ce l’hai e allora ti accontenti e fai il morto. Mi permetto di aggiungere anche che se fai il morto e un’onda ti fa entrare l’acqua in naso bocca occhi o quello che sia vuol dire non che fare il morto non sia cosa buona e giusta ma che non lo sai fare. Ci vuole tutte una tecnica, che consiste essenzialmente nel lasciarsi andare e adattarsi all’onda.
    Dopo tutto il mio dissentire mi permetto di assentire su una cosa. è vero: a riccione non si nuota e non si galleggia, la spiaggia è fake e l’acqua è color pipì.

    Detto ciò, ti saluto

    Sco

  3. DrSlump scrive:

    Bentornata Tengi!

  4. Why? scrive:

    … in pratica basta un amico, di quelli buoni, per continuare a nuotare…
    sto galleggiando nelle acque di Riccione da mo’… faccio il morto, così evito domande, commenti e suggerimenti…
    ma spero di ritrovare la forza e la voglia di nuotare. Così ti raggiungo al largo, nel tuo mare e magari parliamo un po’… del passato e di progetti futuri… cara la mia Tengi.

  5. Fioriurlanti scrive:

    Che poi galleggiando e discorrendo ci si abbronza che e’ un piacere, e senza pezzare come cammelli. :)

  6. iosofare scrive:

    quella che dici su fare il morto è proprio una colossale cazzata.
    chi non lo sa fare, fa come te.
    se la prende con quelli bravi. che si sdraiano sulle onde, senza bere, senza rialzarsi, senza scomporsi.
    prendendo il sole in faccia e il fresco sul culo.
    e per galleggiare - sì su quel mare delizioso che descrivi che dopo 30 metri non tocchi che poi diciamocelo quello è il mare riccione no riccione è merdaebasta - è conveniente zampare alternando pure le braccia. o anche solo. che fai pure i pettorali.

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  • 1 January 1970 at 01:33 goliardico
    là in mezzo al mar / ci stan i camin che fumano!

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