Lavorare per un costante miglioramento fisico.
Dormire di meno.
Non avere più scuse.
Non rispondere più “non lo so”, qualunque sia la domanda.
Imparare a cucinare il minimo sindacale per poter invitare qualcuno a cena.
Fare quelle cose da grandi come tenere la contabilità, conservare le ritenute d’acconto, programmare le autoletture del gas e della luce e la revisione della caldaia.
Controllare l’olio.
Qualunque sia il proposito, cominciarlo prima.
Farsi venire una buona idea.
Beneficiare della solitudine.
Riaprire determinate porte, tanto per fare un po’ di corrente.
Non dimenticare.
Ricordarsi tra un anno dell’anno appena trascorso, e tirare un sospiro di sollievo.
Non credere all’esistenza di diverse “fasi” della vita.
Tuttavia, tenersi forte di fronte all’inevitabile sensazione di entrare in una nuova fase della vita. Riaversi dallo spavento e, se serve, ricercare nuove e diverse fasi “di transizione”.
Ma senza prendere altri impegni.
Fare pace.
E pensare che se certe cose non le hai fatte, è perché non le volevi fare.
Saper riconoscere d’altro canto le proprie battaglie. Affibbiarsi un paio di stellette al merito.
Non esigere, e non dipendere.
Archivio per la Categoria “DiverTengi”
set
30
2009
blogger, di notte portami con te a sentire il punto di rugiadaScritto da: La Tengi in DiverTengisabato è il gran giorno sabato è il gran giorno Ci sono posti dove vai che non li vedi nemmeno. Schiacci il pedale del freno, lo sguardo fisso sul monitor microscopico del navigatore che ti mostra una bandierina: “Arrivo”. Ti fermi, alzi la testa, e di fronte a te c’è il mare. Il navigatore visualizza una macchia grigia, ma nella realtà è verde, spumosa. Non ho il costume, l’ho dimenticato. Ho fatto la valigia col pensiero di andare in nessun posto in particolare. Non ci pensavo nemmeno, al mare. Ci sono posti dove vai che non li vedi nemmeno, finché non arrivi. Ci sono posti dove vai che non sai nemmeno dove stiano. Ma il navigatore ti aiuta ad andare, e questa mi pare già un’ottima cosa. Ti dice che di sicuro arriverai, tutto il resto però ce lo devi mettere tu. Ne sarò capace? Ci sono posti dove vai che un anno fa non ci avresti nemmeno pensato. E ora invece prendi e vai. “Se vuoi ti spiego la strada… ” “Non ti preoccupare”. Ci sono posti dove vai quando il peggio è passato, ed è per quello che non ti importa se troverai un posto dove dormire. Non ti importa più, perché il peggio è passato, e non potrà essere peggio di un anno fa. ”Non è più compito tuo, ora, lascia perdere.” Ci sono cose di cui non ti importera più. Ci sono posti dove vai che chissenefrega cosa trovi al tuo arrivo. Quando sei pronto, vai. Sono quei posti che se te l’avessero detto un anno fa non saresti partito, mai. In questi posti dove vai ci sono cose che nemmeno pensavi di poter fare, eppure le fai. Un viaggio di notte, un bar all’una, i sì e i no, una passeggiata la domenica mattina che te lo giuro su Dio erano secoli, la ripartenza, una sosta e una casa nuova, un altro letto, non il tuo, non ancora. Ci sono posti dove vai che non sono un posto solo, ma più posti. ”Solo i viaggi improvvisati seguono programmi perfetti. Tre tappe in due giorni. Mi fermo solo per un caffè, ma ci tenevo a vederti.” “Mi sei mancata, mi hai aiutato tu a scegliere la casa, è anche tua.” “Vieni a trovarmi tu, la prossima volta: io sono più pigra di te, eppure lo vedi, ora sono qui.” Ci possono essere più posti distanti tra loro. Oppure lo stesso posto distante da se stesso, a un anno di distanza. Oppure sempre tu, distante anni luce. Di tutti i posti che hai visto, questi sono i più diversi. Sono quei posti che se te l’avessero detto prima non ci saresti andato mai. Ci sono luoghi di te che non li vedi nemmeno, finché non prendi la macchina e ci vai. Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare. Ci tengo a precisare che non sto parlando del mare di Riccione. Questa nota è fondamentale perché consente a voi di immaginare la situazione che sto descrivendo. Io e il mio amico siamo a mollo a trenta metri dalla riva. Se fossimo a Riccione, questo significherebbe che ci troviamo seduti in quaranta centimentri d’acqua, oppure sdraiati con la pancia che gratta sulla sabbia. Ma dato che non siamo a Riccione non tocchiamo il fondo con i piedi (il cielo con un dito magari sì, ma il fondo con i piedi no), pur trovandoci a soli trenta metri dalla riva . E poi il fondale del mare si vede. Immagino che sia sempre per il fatto che non siamo a mollo nel mare di Riccione, bensì in un altro mare. Andiamo avanti. Siamo in mezzo al mare, al largo (il concetto di “al largo” è applicabile ovunque tranne che a Riccione, dove nemmeno col pattino si riesce a spingersi al largo. Tocchi sempre, tocchi. Tocchi sempre). Andiamo avanti. Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare. Il mare è un po’ mosso. Ci sono le onde. Non i cavalloni, ma le onde. Anche qui, bisogna capire bene, perché anche a Riccione - ad esempio - ci sono” le onde”, però non mi vorrete dire che quelle di Riccione le chiamate onde così, a cuor leggero, senza sentire che state sbagliando definizione . Una volta ero sulla spiaggia di Riccione e parlavo con un amico dei cavalloni del mare ligure, e di come non vedessi l’ora di farci il bagno in mezzo: “Certe onde, sapessi”. E lui alzò una mano, puntò il dito verso il “mare” di Riccione, che in quell’istante era solcato da alcune “onde”, e mi chiese: “Come quelle?’”. Non ricordo cosa gli risposi. Lui incalzò: “Più alte di quelle, addirittura?!?”. Andiamo avanti. Siamo io e quell’altro lì, il mio amico, a mollo nel mare. Il mare è un po’ mosso. Ciascuno di noi è preso a controllare il proprio galleggiamento. Io e il mio amico siamo galleggiatori provetti. A dire il vero, siamo nuotatori provetti. Di conseguenza, siamo galleggiatori provetti. Questo perché prima di imparare a nuotare bene di solito si impara a galleggiare bene. Dico “di solito” perché ho visto certe persone (nel mare di Riccione) che nuotavano senza galleggiare, e però non morivano - come sarebbe stato logico - grazie alla sabbia compatta del fondale del mare di Riccione che li sosteneva. Ma andiamo avanti. Io e il mio amico galleggiamo bene e con poco sforzo. Chi non sa nuotare è impossibile che sappia galleggiare, ma noi sappiamo nuotare e così. Va detto che ci sono anche quelli che non hanno l’ambizione di saper nuotare, cioè hanno la consapevolezza di non saperlo fare e nemmeno ci provano, epperò non riescono a rinunciare a un bel bagno in mare e così - a meno che non si trovino in vacanza a Riccione - sono costretti a galleggiare. Se sai nuotare allora puoi galleggiare in alto mare con poche zampate alternate: destro, sinistro, sinistro, destro. Una ogni tanto. Come facevamo io e il mio amico. Se invece non sai galleggiare hai troppi problemi persino per renderti conto se piove o se c’è il sole. A meno che tu non ti trovi a Riccione in ginocchio sul fondale, e allora puoi pure fare il sudoku o contare i peli sul petto dei fighi che giocano a beach sul bagnasciuga, però stai attento che in quella posizione in cui ti trovi e con quella faccia concentrata che hai sembra che stai facendo la pipì in mare: forse è meglio che ti allontani un po’ “al largo” e fingi di nuotar galleggiare). Dai, andiamo avanti. Son passati venti minuti e non ho ancora finito la premessa. La premessa alla narrazione di questo fantastico pomeriggio in cui io e il mio amico abbiamo galleggiato in alto mare tra le onde con così poco sforzo che siamo riusciti a parlare di un sacco di cose, e abbiamo fatto dei bellissimi discorsi pieni di sole e di idee e di speranza e di amicizia. Peccato che debba chiudere qui, accidenti. Sì lo so ho fatto una premessa di merda e non sono arrivata nemmeno al succo. Magari la prossima volta, se avrete pazienza. Solo un’ultima cosa. Ecco, io volevo dire che per galleggiare in mezzo al mare tra le onde serve solo saper muovere bene le gambe. Non è così facile da imparare, però si può fare. E una volta che diventi capace non ti accontenti più di stare nel mare di Riccione a fare il morto. Capirai che il morto non fa per te, perché il morto è per chi non sa fare e allora si finge morto. E poi se sai galleggiare lo puoi fare in compagnia, e te ne puoi stare al largo quanto ti pare, nell’acqua fresca, e ti puoi portare anche gli amici e ci puoi parlare di cose serie o anche solo di sesso, vedi tu. E dunque se non sai nuotare e di solito passi le vacanze a Riccione sappi che stai facendo un sacco di fatica per niente. Però, se hai almeno un amico, tanto vale che impari a nuotare, prendi la macchina e ce lo carichi su, e andate a galleggiare e a parlare di voi al largo, in mezzo alle onde. C’è questa cosa fantastica di quelli che ti dicono “sai, io sono permaloso a livelli…”, senza nemmeno terminare la frase. Sono quelli che ti dichiarano di essere permalosi a livelli incredibili, a livelli incontrollabili, a livelli giusti ed imprescindibili, e tu ascoltatore in quel momento pensi “wow, che figo essere permalosi a livelli”, e pensi che sia una di quelle caratteristiche che sembrano negative ma in fondo sono positive - come l’orgoglio, sai, tipo le risposte che trovavi su Cioè: “Cara Patty, essere orgogliosa non è un difetto, anzi” e tu lì a 11 anni a pensare “Figata, anche io voglio essere orgogliosa, chissà se mi si nota di più”- , insomma questa cosa della permalosità la leggi con le tue lenti tardodolescenziali e la interpreti come sinonimo di integrità, di dignità, eccetera, e quasi ti senti sfigato, se sei un tipo che non si incazza quasi mai. Di solito i permalosi a livelli ammettono di essere permalosi a livelli all’inizio di un rapporto o relazione o conoscenza, quando ancora nessuno ha ancora pestato i calli a nessuno. Al che la frase di cui sopra sarà una frase buttata lì, detta così per dire, mentre si beve qualcosa e si parla d’altro, un po’ come dire “due anni fa mi hanno rubato la bici”, o “ho fatto il bollino per l’ecopass”. Voglio dire, nessuno ci pensa per più di due secondi, e tu ascoltatore pensi “ah, figo, boh, ma chemmefrega”. E finisce che te lo dimentichi, che quella persona è permalosa a livelli, e vai avanti con la tua vita. Succederà all’incirca così: improvvisamente, ti renderai conto che è da qualche giorno che non senti il tuo amico permaloso a livelli, e decidi di chiamarlo. Lo chiami, e non risponde. Fai altro. Lo richiami il giorno dopo, e non risponde. Riprovi, nulla. Riprovi, occupato. Riprovi subito, nulla. Gli scrivi, lo chatti, vai sotto casa come si usava una volta. Niente. Al che ti assale il sospetto che se la sia presa per qualcosa, ma proprio non riesci a capire per cosa, e così gli mandi un messaggino e glielo chiedi, perché agli amici ci tieni, perché hai la coscienza pulita e perché oltre che essere una persona normale sei una persona normale e pure un po’ pirla. Finché non arriverà un amico comune a svelarti l’arcano. Con buona probabilità, sarà che hai dimenticato il compleanno di sua nonna, o la data del suo esame di geopolitica cingalese, o roba del genere. Perché i permalosi a livelli se la prendono per le minchiate, e questa è un’affermazione che mi inimicherà i lettori permalosi a livelli, che smetteranno subito di leggermi e obbligheranno pure i loro amici a smettere di leggermi, ma non posso esimermi dal dirlo. Se se la prendessero per le cose serie sarebbero persone normali, e pure un po’ pirla, e invece, come loro stessi affermano, sono “permalosi a livelli…”. E poi se ci fate caso i permalosi a livelli se la prendono sempre per le minchiate che riguardano loro stessi, mica per conto terzi. Il che è anche giusto, se vogliamo, ed è l’unico dato che conferisce una sottile base di dignità ai loro immotivati scazzi. Permaloso a livelli non è altruista, mai. Permaloso a livelli non è neanche egoista, perché c’è da dire che nel periodo in cui gli vai a genio ti trattano da dio, ma poi quando decidono che sei stronzo decidono che sei stronzo. Permaloso a livelli vuol dire egocentrico, e se volesse dire qualcosa di più intelligente tu non ti mangeresti le dita per tutti gli sms che hai mandato e le figure di merda che hai fatto per cercare di rimediare qualcosa che era già deciso, e invece te le mangi. La cosa carina, tanto per chiudere, è che i permalosi a livelli ne combinano in qualità e quantità a loro volta, assistiti dalla fortuna di trovare sul loro cammino persone normali, a tratti un po’ pirla, che perdonano loro i pacchi che tirano a livelli. Tengi sgobba, sgobba. Potenza del sintetizzatore: in qualche modo, non saprei spiegare come, mi ci riconosco. Buongiorno Mati, come stai? E’ quasi Pasqua, e c’è il sole. Fa caldo. Io sto cambiando casa, non so se la cosa ti interessa. A me interessa molto. Oltre a questo non c’è molto da dire. Come sono fatta, la forma del mio viso, il mio carattere: tutte cose che scoprirai da sola. Però mi sento ugualmente di anticiparti alcune considerazioni. Lo faccio un po’ per mettere le mani avanti, e un po’ per celebrare questo momento. Amo le piccole cerimonie a due. Tanto per cominciare abbiamo già deciso di darti questo questo soprannome. Magari ci sarà un giorno in cui ci chiederai di non usarlo più, e allora noi ci inventeremo qualcos’altro. Oppure ti piacerà e sarà per sempre il tuo nome. Ma per ora va bene così. E’ probabile che io ti abbia fatto buona impressione ma, dovessimo diventare amiche, sappi che so essere insopportabile. Oggi però mi sono vestita carina per te. E’ probabile inoltre che, per tutto il tempo in cui saremo vicine, io non ti sarò utile in alcun modo, né con consigli né con altro. La cosa mi dispiace, ma in fondo neanche più di tanto. I consigli non servono a molto, perché nella maggiorparte dei casi non ne avrai davvero bisogno. E se proprio dovessi averne bisogno, sappi che sarò bene in grado di ascoltarti, ma non avrò in tasca la soluzione dei tuoi problemi. Perciò non caricarti di aspettative. Di sicuro non saprò consigliarti sulle questioni amorose (voglio dire, mi hai visto), sul futuro, sui problemi di ogni giorno. Però tu chiedi, liberamente. Al massimo ci faremo due risate. E’ probabile che ti farò dei regali. Ti prego, fai finta di apprezzarli, anche se in realtà dovessero farti schifo. Regali brutti ne riceviamo tutti, prima o poi, non ha senso infierire. Perciò prometti che non farai battute sui miei regali. E non farmi sentire vecchia, porca miseria. E’ probabile che arriverà quel giorno in cui ti dirò “non fare mai quello che ho fatto io”. Cazzo. E’ quasi sicuro che arriverà quel giorno in cui ti sembrerò patetica. Ti prego solo di una cosa: non diventare una di quelle che si lamentano sempre e comunque. Non diventare una drogata della consolazione altrui. Per carità di dio, non trovarti un uomo che sia un accattone, e non trovarti nemmeno un quaquaraquà. Non trovarti uno che ti riempia di consigli. All’inizio è bello, ma alla lunga ti fa più danno che altro. Che tipo di uomo devi trovarti non lo venire a chiedere a me, perché io non lo so. E’ probabile che tra vent’anni ti dirò scemenze come “basta che ti tratti bene”. Ora come ora ti dico “basta che sia bello, e a trattarti bene devi pensarci da sola”. A dirla tutta, temo che ti vorrò talmente bene che qualcunque stronzo tu mi presenterai finirà per piacermi. E anche se non ne sarò convinta, me ne starò zitta perché tu sarai innamorata come una deficiente e non ti si potrà dire un cazzo. Se le cose dovessero andare male però, non venire a battere i pugni a questa porta. Io degli uomini non capisco niente, te lo dico sin da ora. Ecco, se proprio dovessi inculcarti qualche verità assoluta, a me piacerebbe che tu mi considerassi una gran donna. Non dico un esempio da imitare, per carità di Dio, ma almeno da cui prendere spunto. Tua madre ha un’ottima considerazione di me, ed è probabile che tu per protesta adotterai l’atteggiamento contrario. Che ti devo dire, trovati i tuoi idoli. Bella mia, qui è una giungla. Non ho un cazzo di consigli di vita per te, e non sai quanto mi dispiaccia. Forse è per questo che, con ogni probabilità, mi sforzerò di fare la simpatica oltremisura: per mascherare le mie mancanze nei tuoi confronti, che so già di avere. Cristo, sei qui da soli cinque minuti, e già mi sento un po’ più stupida di prima. Ti prego solo di non farmelo mai pesare. Guardo in basso, e scopro di avere le mani vuote. Talmente vuote che il cuore mi pesa come un macigno, mentre ti parlo. Ti prego, prendimi per come sono, e in cambio io ti prenderò per tutto ciò che non sono e non sono mai stata, e ciò mi basterà per essere, per sempre, la tua fan numero uno. Mi dispiace piccolina, che tu sia arrivata proprio oggi, perché oggi ce l’ho un po’ con tutti. Tranne che con te. E forse è questo il motivo per cui ti scrivo. La voglia irresistibile di partire ogni volta da zero, ed è quello che sto facendo con te. Buongiorno piccola Mati. Ti saluto sin da ora, in barba alla scaramanzia. - Credimi, è meglio per tutti e due. - Siamo stati molto bravi Io e lui siamo sempre stati sfasati. Diciotto anni fa mi sono trasferita nel solido veneto lasciandolo in emilia. Qualche anno dopo lui mi ha raggiunto in veneto, e io ho traslocato a Milano. Qualche anno anno dopo anche lui si è trasferito a Milano. E finalmente eravamo nella stessa città. Lui però lui aveva voglia di fare la bella vita, nuove esperienze, prendersi per i capelli e buttarsi un po’ via, mentre io ero fidanzata e innamorata, poca voglia di uscire, i pensieri sempre lì, non avevo bisogno d’altro. Che presuntuosa. Sta di fatto che non ci siamo quasi mai frequentati, in quel periodo milanese. E’ stato strano ammetterlo, molto tempo dopo. Non ci siamo frequentati per nulla, ci siamo solo raccontati, e molto, come è nostra abitudine da vent’anni, e sempre lo sarà. Poi è successo che lui si è stancato di Milano, o forse è stato solo un caso, o forse una di quelle cose che nella vita si chiamano occasioni, oppure opportunità, quelle che si portano dietro tanti pro quanti sono i contro, e che alla fine finisci per accettare perché non hai un solo valido motivo per non farlo. Ora io sono qui e lui è là. Ci vediamo ogni tanto, per periodi più o meno lunghi. Il più breve è stato due giorni, il più lungo tre mesi, due anni fa. Lui sta da me, oppure io sto da lui. A volte ci sono mesi in cui ci sentiamo poco, oppure altri in cui ci sentiamo spesso e insensatamente. Per dire, qualche tempo fa ho attaccato a bersagliarlo con una ventina di MMS al giorno. Mi fotografavo nei momenti più insulsi della mia giornata e gli inviavo il breve resoconto corredato di una frasetta esplicativa. Avevo attivato la promozione MMS della Vodafone. Poi mi è passata e ho smesso di mandargli MMS. Però la promozione ce l’ho ancora. E ora che dire. Siamo lontani e abbiamo abitudini diverse. Dice che tornerà più spesso a trovarmi. Magari sarà l’occasione per me per riempire il frigo. E per lui per uscire un po’ più spesso. O magari quando mi verrà a trovare saremo sempre sfasati, ma nell’altro senso. Lui arriverà con le piume di struzzo e le peggiori intenzioni e io lo accoglierò con uno scialletto sulle spalle e la torta nel forno, chi può dirlo. |


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